Banali e noiose da due anni

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Cena di classe

Salgo in macchina con quello più intelligente della classe: un anno più piccolo, correggeva i professori e faceva anche festa, il genio simpatico insomma.
Chiacchieriamo del più e del meno ed ad un certo punto spinge sull’argomento relazioni.
Senza indugio gli racconto di Lei e lui mi dice che aveva sentito delle voci da altri ex compagni di classe.
Sono convinta che la prenderà bene, così all’avanguardia com’è.
C-a-z-z-a-t-a.
“io mi sforzo di capire ma…”
tagliamo corto, un’altra persona che mi delude e di  cui non me ne frega nulla, va benissimo così.

A fine serata sono con i due fighetti dell’ex classe: l’ingegnere e il muratore, due mondi “opposti” due reazioni uguali: tante risate al mio coming out.

Sono fortunata perché il resto dell’anno vivo in un ambiente diverso, in cui certe reazioni non sono contemplate.
Sono fortunata ma ogni tanto mi verrebbe da spaccare qualcosa.
A settembre voglio iniziare la boxe, voglio solo capire quanta forza ho, sfogarmi un pochino.

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Italia, Luglio 2016

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[Dicono Frocio]

Liceo. Primo anno. Testa bassa.
Cuffie all’orecchio, è un’abitudine.
Grida e sorride, tutta la massa.
Compagna de scòla, la solitudine.

Ultimo banco. Attento e rapace.
Studio sui libri de ‘sti pensieri.
A stare con gli altri non sono capace.
Han fogli leggeri. I miei sono neri.

Lo sento. In me. Qualcosa non va.
C’ho ‘na passione sbajata. Malata.
A vorte me dico “Dài, passerà.”
Ma ormai la speranza l’ho abbandonata.

La classe me guarda. Ride. Sghignazza.
‘Sto còre acciaccato è come ‘n’incudine.
Dicono “Frocio” e questo m’ammazza.
Affondo e sprofondo nell’inquietudine.

Mamma, non piagne. Sai, me dispiace.
Sarei qualcun altro, io, volentieri.
Ho dentro ‘na voce sottile, non tace.
E stanno in silenzio i miei desideri.

Oggi è oscurato er sole in città.
‘Sta piccola vita l’ho dimenticata.
Spero la mamma me perdonerà.
Dall’ultimo piano me butto in picchiata.

[Er Farco] Poeti der Trullo

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Roma Pride

Dimenticavo  di dire che sono andata al mio primo Pride ed è stata una festa bellissima. Se solo gli etero sapessero cosa si perdono!!!rKGhjHTL

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mood

torno a casa dopo qualche settimana, il tramonto che mi accompagna e i bambini nella via che giocano in bici per tutta la sera. Quanto tempo è passato dall’ultima volta che mi sono sbucciata un ginocchio?
Ti riempi la vita di cose da fare e quando ti fermi un attimo vorresti solo poter tornare un attimo indietro per poter scalare una montagna di terra, entrare in una casa in costruzione  e giocare a nascondino tra i campi di pannocchie. Che infame questo tempo che scappa via.
Questa canzone l’ho scoperta 3 anni fa (si lo so, sono vergognosa) mentre ero in bus e iddio, quante lacrime ho versato.

 

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Pizza

Ho cominciato a lavoricchiare a 18 anni, ero goffa e incapace, non sapevo distinguere il prosciutto crudo da quello cotto e una delle prime sere, cambiando il fusto di birra mi sono schiacciata un dito e come ricordo mi è rimasto un leggero sovraosso.
Dopo un mese di prova hanno preferito quella più bionda, più alta, più faica e sono finita in un ristorante leggermente fascista, condividendo il bancone con il tredicenne figlio del capo che si sbronzava, mentre io lavoravo, servendosi da solo montenegro misto redbull.
Due anni piatti, alleggeriti solo dalle birre che bevevo quando ero di turno al banco. Non dovevo interagire con la gente e potevo continuamente spinarmi birra: una specie di paradiso per disadattati. L’unico ricordo che conservo sorridendo è il giorno che è nato il mio nipote. Neanche farlo apposta c’era l’inaugurazione di un bar in cui si poteva bere prosecco gratis fino le 16:00. Scontatissimo il risultato: sono arrivata al lavoro con mezz’ora di ritardo e dopo aver consegnato il primo caffè sono andata a vomitare l’anima. Se lo rifacessi adesso dovrebbero chiamare l’ambulanza, al tempo riuscì a lavorare fino alle 2 di notte.

Poi, poi gli dissi “ehi ciao, non voglio farmi un altro capodanno fino alle 4.00 con voi che siete dei fascistidemmmerda, addio”.
Ovviamente non ne ho avuto il coraggio, ho inventato una scusa e me ne sono andata rubando una bottiglia di vino.

Quindi ho ricominciato a cercare, uscì con la macchina e dopo 5 minuti riparcheggiai sotto casa. “Vai a cercarti un lavoro, disgraziata”
“Trovato madre, comincio sabato”

E’ cominciata così la mia avventura in una pizzeria d’asporto. 5 anni.
-I primi mesi persi a perdermi per le strade, un incubo infinito.
-Il mio primo incidente perché un vecchietto era tranquillamente entrato in una rotonda mentre io gli passavo davanti.
-“Questo è un nuovo coltello, super affilato, tu che sei nuova non usarlo”
Porto ancora sul dito medio la cicatrice che mi sono fatta dopo esattamente 10 minuti dall’aver sentito pronunciare questa frase.

Quelli sì che sono stati anni meravigliosi, eravamo un bel gruppo con il portafoglio vuoto, alcuni che tentavano l’università, altri che non avevano completato le superiori. Il sudore si asciugava insieme dopo lavoro bevendoci qualche birra, spesso gratuita perché il bar vicino doveva finire i fusti di birra la domenica sera.
Non eravamo da 100lode, non eravamo quelli da primo banco, però eravamo onesti. Ci si aiutava.
Tanti ricordi che vorrei scrivere qui solo per aver la certezza di non dimenticare mai:
-la cena in compagnia con un’altra pizzeria, e ovviamente il nostro gruppo è arrivato 1 ora dopo perché ci eravamo fermati a fare cin cin ad ogni bar sulla strada
-il battesimo del figlio di una di noi, che in chiesa non ci siamo neanche entrati perché eravamo troppo occupati a fare cin cin nel bar vicino. E dopo il grande pranzo, via di corsa che bisognava andare a lavoro
-le serate seduti per terra a chiacchierare, guardando gli altri fumare e ogni tanto rubando una cicca, sparlando del capo quando faceva lo stronzo o dei clienti strambi come la testimone di geova che ogni volta cercava di convertirmi.
Rimarrà sempre il rimpianto di non averle chiesto se il suo dio accettasse anche i gay, ma è un’anziana signora e il numero dell’ambulanza lo confondo sempre con quello dei vigili del fuoco.Immagine

 

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va tutto troppo bene

per ora l’unico “grande” litigio continua ad essere quello sull’insalata nel cuscus.
Che non si mette. ovviamente.

Siamo state in vacanza prima dell’inizio del mio lavoro [omg avrò uno stipendio serio per la prima volta nella vita].
Le giornate insieme, a prendere aerei, treni, tram, bus, a noleggiare auto e non farsi fregare, a bere il tè ma a te non piace il tè quindi prima lo zuccheri e poi devo berlo io.
A patire il freddo in aeroporto, a farci svegliare in aereo dalla hostess. Tu con la valigia troppo grande, che poi scopro che lo sai, ma ti piace troppo.
Tu che mi accontenti e ci svegliamo presto per vedere l’alba ma quello che ci attende è la nebbia.

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