Sarà meravigliosa

Le scatto una foto mentre è immersa nei suoi pensieri, la luce estiva le riscalda il viso esausto e un poco malinconico , dà vita ad ogni lentiggine delicatamente posata sul suo naso e a quegli occhi che raccolgono in pochi millimetri le infinite sfumature del verde.
“Sei bellissima.” le dico osservando lo schermo del telefono.
Sbuffa, il suo solito modo per ringraziare chi tenta di farle un complimento, “Sicura di non essere lesbica?” mi chiede sorridendo maliziosamente.
“Ma io te lo dico perchè sono sincera, mica perchè voglio provarci.”
Ci sediamo in un angolo e si rolla una sigaretta, poi ne fa una anche per me.
Il tabacco manca nella lista delle mie dipendenze, ma in alcune situazioni respirare la stessa merda può trasformarsi in un gesto di profonda intimità e non ho nessuna intenzione di lasciarmi sfuggire questa occasione.
Quando qualcuno ti apre le porte della sua vita, ecco, quello è il momento in cui stai iniziando un viaggio che non necessita di spostarsi, di prendere aerei, treni o prenotare alberghi.
Si resta lì in un angolo a raccontarsi a vicenda, la luce cala ma le parole non si fermano: una risata, una poesia e di nuovo il fumo amaro dei nostri problemi.
Sara ci vede il destino in quelle che a me sembrano solo microscopiche molecole di catrame uscite dalle nostre labbra per disperdersi nell’aria senza uno scopo, come tutto ciò che è già morto. Forse ha davvero ragione lei.
“Andremo distanti Ale, gireremo il mondo e vedrai, ti ricorderai di questo momento quando succederà! Ti ricorderai di me, di queste chiacchierate dopo la giornata di lavoro, sedute sul marciapiede con le maglie sporche d’olio e di sudore, come se non ce lo ricordasse già abbastanza la tv che non siamo nate principesse. Poi però quando sentirai un po’ di nostalgia potrai sempre guardarti la cicatrice che hai sul dito. Così, nel caso dovessi diventare una stronza borghese ti tornerà in mente che non sai nemmeno tagliare dei pomodori senza rischiare l’amputazione degli arti.”
Quest’ultima frase mi fa andare il fumo di traverso, lei ride come un’idiota e anche io tra un colpo di tosse e l’altro.
“Allora, dolcezza del mio cuore, stronza borghese lo diventerai tu forse, anzi adesso mi trasformo in una chiromante perchè so già come andrà a finire. Sarai costretta a sposarti un vecchio bavoso pieno di soldi perchè nessuno con un po’ di sanità mentale vorrà mai passare il resto della sua vita con una petulante tuttologa quale sei. Ti ci vedo già all’altare: il prete col megafono per farsi sentire anche dal Mr. ‘Barcollo e fra poco mollo’ arrivato in chiesa direttamente con l’autoambulanza degli sposi. Pranzo nuziale: purea di mele e pastiglie per il cuore.”

Mi dà un pugno sulla spalla e anche se mi verrebbe spontanea una smorfia di dolore riesco a trattenerla.
“Pappamolla” un insulto da scuole elementari che si abbina teneramente con il suo modo di ridere così scomposto, infantile e quindi sincero.

Ora lo sguardo ce l’abbiamo entrambe fisso sulla luna, apparsa nel cielo come ogni sera senza stupire nessuno, ma sempre nello stesso delicato modo, quasi chiedesse ospitalità al mondo per poterci osservare dall’alto, regalandoci nient’altro che la sua solita faccia.
Ci domandiamo se Neil Amstrong abbia avuto la fortuna di poter esplorare tutte le meraviglie che la natura e l’uomo hanno seminato in ogni angolo di questo nostro pianeta prima di salire a bordo dell’Apollo 11.
“Gli sarà piaciuto davvero vedere dal vivo quel paesaggio non-vivo? Senza alberi? A me proprio non piacciono i paesaggi senza alberi. Al posto suo non ci sarei mai andata, è solo una di quelle tante cose che da distanti ti sembrano interessanti e poi avvicinandoti ti deludono. Perchè da lontano i dettagli non li distingui, li puoi immaginare come desideri, ti innamori di qualcosa che esiste solo nella tua testa. Ognuno da qui vede la luna in modo differente secondo me, sarebbe divertente poterci scambiare gli occhi, quella sì sarebbe una scoperta scientifica utile, non il poter andare sullo spazio!”
La solita esagerata penso sorridendo. Sbircio il suo volto sperando che lei non se ne accorga. Sembra così dolce nonostante sia seduta su un marciapiede sporco e triste, che le perdono subito il cinismo con cui è riuscita a cancellare il filtro romantico attraverso il quale stavo guardavo quello spicchio d’arancia nel cielo. Bello solo perché io lo immaginavo così.

Alzarsi e andare a casa quando gli argomenti su cui discutere sembrano non aver fine è ingiusto, ma entrambe abbiamo i nostri impegni, entrambe dobbiamo trovare il modo per non rimanere tutta la vita sedute in un angolo di una piccola città. Appoggio le mie mani sul cemento freddo per darmi una spinta, ci rimettiamo in piedi e raggiungiamo con lentezza le nostre macchine.
“Ci vediamo domani Ale. Metti un cerottino sul taglio che ti sei fatta altrimenti fa infezione, non vieni a lavoro e dovrò fare tutto io, come sempre d’altronde.”
Mi torna il sorriso e contraccambio l’acida buonanotte sventolandole in faccia il dito ferito che, non a caso, è quello medio.

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1990
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