Quello che mi serviva

-Hai visto Carol? piaciuto?
-Sì e mi è piaciuto molto ma non so spiegare il perché. Non è il più bel film del mondo, non credo nemmeno entrerà nella mia top ten però c’è qualcosa in questa storia che mi ha colpita. Forse era solo il film giusto al momento giusto. E’ la prima volta che un film mi rapisce senza motivo, non mi so spiegare, mi riguardo il film e va bene così.

“Le sue braccia erano strette intorno a Carol, e lei era consapevole di Carol e di niente altro, della mano di Carol che scivolava lungo le sue costole, dei capelli di Carol che le sfioravano il seno nudo. Infine l’intero suo corpo parve svanire in cerchi che si facevano sempre più grandi e si spingevano sempre più in là, fin dove il pensiero non poteva più seguirli.”

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Oggi

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1 anno

E’ passato già un anno da quando stiamo insieme.
Avevo aperto il blog senza di Lei e poco dopo è arrivata e non è più andata via.
Mi ha travolta, sconvolta e cambiato parecchio la vita.
Stavo muovendo i primi passi nel mondo gay, avrei voluto divertirmi un pochino senza impegno e passare dalle ventenni alle milf in base all’umore. Alla morosa avrei pensato con calma.

Invece nel momento in cui l’ho conosciuta tutti questi progetti sono stati accantonati nell’area “fantasie” del mio cervello, rimandati a data da destinarsi o come dice Lei “a mai più”.

C’è uno stereotipo nel mondo lesbico a cui subito ci siamo abbonate: la convivenza imminente, ma d’altronde Lei aveva una camera singola. Perché mai avremmo dovuto ma soprattutto voluto dormire separate? Per me è la cosa più bella del mondo aprire gli occhi e trovarmi davanti la sua bocca da baciare.

1 anno e dobbiamo ancora litigare anche se ci siamo andate vicine qualche giorno fa quindi io non saprei cosa chiedere di più a Babbo Natale.

L’unica cosa che potrei scrivergli nella lettera è di parlare con le nostre rispettive famiglie. Da Lei sanno di noi ma non le chiedono mai nulla, come se io non esistessi, come se Lei fosse single. A Lei certe domande non si fanno. Da me invece nessuna apertura dal fronte Madre che è l’unica a cui l’ho detto ma che credo abbia resettato qualsiasi ricordo di quella giornata. Ma chissenefrega, fino a qualche mese fa avevo gli incubi per queste cose. Ora invece mi sento molto più leggera, sarà che sono sempre più innamorata del Noi che stiamo costruendo per fregarmene qualcosa della reazione degli altri.

 

 

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Chiacchiere da bar

L’altro giorno una signora che lavora con me, sapendo della mia omosessualità, ha iniziato a cianciare sulle famiglie arcobaleno con le solite frasi molto originali tipo “il bambino ha bisogno di un papà e una mamma. guarda che io ho visto le trasmissioni in tv”.
Ho iniziato ad avere caldo, caldissimo, ho provato a spiegarle che sono stati fatti vari studi, che comunque un bambino ha bisogno di amore, educazione ma soprattutto di tanto tempo da potergli dedicare ma ovviamente non si è mossa dalle sue convinzioni.

Ad un certo punto ha cambiato discorso e come se nulla fosse ha ricominciato a scherzare con me ed è lì che ho capito la gravità della situazione.

Perché queste persone non si rendono conto di come rovinano la nostra vita ogni singolo giorno, non si rendono conto che è anche per colpa loro se io dovrò andarmene da questo Paese per sposarmi, per avere un figlio o anche semplicemente per vivere un po’ più dignitosamente.

La non consapevolezza di sparare merda sugli altri senza chiedere: “Scusa, per caso ti ho colpito?”

E la consapevolezza di chi invece ha potere su queste persone, come giornalisti, preti e politici, ma non fa nulla se non alimentare la loro ignoranza, il loro odio, la loro indifferenza.

 

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Per la rubrica “le parole sono importanti”

Se una persona è contraria alla guerra non le devi dare della “buonista” ma della pacifista.

Pa-ci-fi-sta.
Ok?
Ora puoi tornare ad insultarla a tuo modo:
“sei pacifista!!!”
“e lo rivendico con orgoglio! La guerra dal vivo non l’ho mai vista e per quanto io sia una persona curiosa, di questa esperienza ne farei volentieri a meno, grazie. Mi bastano i racconti di chi, pur avendo la mia stessa età, quest’orrore l’ha già vissuto una volta.
Quindi sì, assolutamente pa-ci-fi-sta.
E anche fifona probabilmente: una di quelle che se qui ci fosse la guerra cercherebbe di scappare in qualsiasi modo, a qualunque prezzo.
Pa-ci-fi-sta.”

‪#‎NotInMyName‬ forse lo dovrei dire io.
Non in mio nome queste campagne d’odio.
Non in mio nome le storpiature del linguaggio:
– i “morti civili (degli altri)” diventano magicamente “effetti collaterali”
– il razzismo si giustifica in nome della libertà di pensiero

Non in mio nome tutte le armi prodotte e vendute ieri, oggi e domani dal nostro Paese.

Da quando la parola Pace é diventata una Cosa paurosa? Da quando abbiamo smesso di provare brividi e disgusto leggendo sui giornali le vicende di guerra che non ci riguardano? L’abitudine non può trasformarsi in indifferenza quando si parla di guerra altrimenti oltre agli esseri umani muore persino l’umanità secondo me.

Pa-ci-fi-sta. Non lo sei? Allora veloce, arruolati ed attacca, non perdere l’occasione per vivere sulla tua pelle questa indimenticabile avventura.
Un solo consiglio: non aprire il libro di storia se non vuoi rovinarti il finale.

 

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Cambiamenti al rallentatore

Ho finalmente concluso il mio percorso universitario, un finale un po’ triste rovinato da un tirocinio pietoso. La festa però è stata Magistrale, i compagni della pizzeria come promesso un anno fa mi hanno rifilato addosso un sacco dell’umido dopo avermi travestita e fatto leggere un cruciverba esilarante. Ho confuso la definizione di Oriana Fallaci con la parola Mooncup, mia morosa ancora ride, secondo me le soluzioni andavano entrambe bene, ne sono ancora convinta!

Poi io e Lei abbiamo preso l’aereo, abbiamo conosciuto un ingegnere “encantado dalla cocaina” molto spassoso, abbiamo guardato quadri senza conoscere l’arte e bevuto sangria e birra conoscendone gli effetti dannosi solo il giorno dopo.

E ora che sono tornata ho cominciato a cercare un lavoro “serio”, c’è una prof che vuole parlarmi e Lei spera che io rimanga qui almeno finché non finisce l’università. Lo spero anch’io, sarebbe troppo bello andarcene insieme, ormai questo Paese mi ha consumato, l’unico motivo per cui potrei restare un altro po’ è proprio il suo profumo, il suo sorriso quando si sveglia la mattina, la sua risata.

Ora devo solo riuscire a scampare la maledetta cena post laurea con quelli del tirocinio yeee, che bello guardate, non vedevo proprio l’ora di buttare nel cesso 30 euro per una cena proforma dove dovrei sorridere quando in realtà vorrei solo dire “grazie per l’aiuto, veramente di cuore, grazie di tutto. stronzi”.

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10 giorni

OLYMPUS DIGITAL CAMERA[ho di nuovo photoshop yeeee]

“Disegnavo sulla sabbia i miei progetti esistenziali,
miraggi nel deserto, gabbiani senza ali,
fervevo di ambizioni di improbabile attuazione,
cercavo il treno giusto ma non ero alla stazione

e il destino non deraglia per venirti a cercare
“trovare i binari per farsi investire!”
diceva mio nonno capostazione
che vide da vicino le ruote di un vagone”

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